mercoledì 21 ottobre 2009

neonati

lunedí é nato miguel, fratello di inês, cugino della janeca e credo diciottesimo nipote della mamma della janeca, benvenuto!

lunedí é nato www.piccoloteatrocontagioso.blogspot.com

per un progetto dell'universitá, in un corso di teatro.
Denis, se vuole, puó considerarsi padrino del piccoloteatrocontagioso
(e quindi sganciare regali a s.Nicoló, natale e befana)

lunedì 28 settembre 2009

L'uva e il vino

un vignaiolo in agonia parlò nell'orecchio a Marcela. Prima di morire, le confidò il suo segreto. "L'uva", le sussurrò, "è fatta di vino".
Me l'ha raccontato Marcela Pérez-Silva. E io ho pensato: se l'uva è fatta di vino, forse noi siamo le parole che raccontano quello che siamo.
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Eduardo Galeano
Il libro degli abbracci
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questo libro mi prende e mi lascia e poi mi riprende, neanche fossi una bambola.

martedì 15 settembre 2009

proibissem a saudade

A saudade é uma fenix,


tu a matas, mas sabes que ela volterá sempre a nascer das próprias cinzas.

fogo...

giovedì 10 settembre 2009

3,2,1...

Blog momentaneamente sospeso per trasferta trentina dell'autore e coautrice.
Appuntamento in centro e a tut gardol en festa.

giovedì 3 settembre 2009

museo effimero



e domani il nostro/vostro(?!) eroe/turista per caso si dedicherá al museo effemero!
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oh yeah!




ricordiamo che turistare stanca, forse, seguendo l'esempio di luca, dovrei turistare con lentezza.

mercoledì 19 agosto 2009

saggezza populá

zuiba

vegnuda

stemana

sen'zuda


Questo é sicuramente uno dei miei proverbi preferiti, "quando arriva giovedí, la settimana se ne é giá andata". é perfetto e soprattutto é vero, tutti (io compreso) odiano il lunedí (non solo per il processo di Biscardi), martedí é solo il giorno dopo il lunedí, mercoledí é giá vigilia del giovedí quindi rallegra, giovedí c'é il proverbio, venerdí é giá finita, sabato mon amour, domenica buuuu (come sostiene anche il leopardi).


Possiamo quindi analizzare la curva di felicitá che si manifesta a partire da mercoledí sera, si stabilizza il giovedí, raggiunge il suo apice venerdi sera e sabato mattina (senza sveglia!) e finisce miseramente domenica pomeriggio dove non c'é mai niente da fare.


e allora te, caro lettore, non cominci a sentirti piú felice oggi?
VIVA IL GIOVEDÍ!
PIÚ GIOVEDÍ PER TUTTI!

mercoledì 29 luglio 2009

scusate il ritardo

si lo so che sono in ritardo con i post e con le notizie che aprono il TG1 o a RTP1


scusate

mercoledì 17 giugno 2009

1º ano, feito


qui la scala é in ventesimi e la sufficienza é 10, chevvicredavate?

ho deciso che sono stato bocciato fin troppe volte a Mesiano per essere bocciato anche qui

yeah

Marchas populares

S.Antonio, festa di birrette, sardine, matrimoni collettivi e marcie popolari.

Il Comune di Lisbona organizza ogni anno, a s. antónio (di lisboa e/o di padova) le marcie popolari, dando dei soldi ai quartieri che si organizzano per preparare una sfilata di costumi, archi, musiche e canzoni. Ok, é un invenzione salazarista e si nota dai temi dei vari quartieri, tipo le scoperte portoghesi, il mare, i lavori di una volta, ma il castelo fa la differenza. Al castelo (di S.Jorge, quello del drago) viveva una nostra amica che é costumista, l'anno scorso ha vinto la categoria dei costumi delle marcie popolari e quest'anno ha convinto il quartiere del castelo ha lasciare perdere questi temi salazaristi e a mascherarsi da scacchi. Poi ha fatto i costumi, gli archi e ha litigato mille volte con le sarte e i tecnici. Nei giorni della marcia, in un mega palasport e poi, il 12 sera, nella strada principale della cittá, siamo andati a aiutarla a preparare i marcianti (52 o una cosa del genere). La janeca truccava le donne stile Cirque do Soleil io ero il trova robe o l'attacca fettuccie nei tamburelli. Nel palasport alla fine noi siamo rimasti fra il pubblico, avendo cosi il piacere di vedere anche una minirissa tra tifoserie avversarie (we are not tipical, recitava un graffito tempo fa), ma nell avenida da libertade siamo rimasti con lei a fare gli ultimi ritocchi, tipo spruzzare uno spray con brillantini (secondo me tossico) in faccia a tutti e soprattutto abbiamo sfilato nell'avenida con i marcianti e con ritinha (questa nostra amica) come tecnici yeah. In realta io nell'avenida non ho fatto niente, solo avevo un rotolone di scotch appeso al marsupio e mi sforzavo a fare la faccia da tecnico concentrato, ma la janeca per esempio ha riparato scarpe rosse col tacco (attaccandole direttamente al piede con nastro adesivo, zitta, soffri e danza). Passavamo tra il pubblico, separato da noi dalle transenne, come passano i tecnici dei grandi concerti, ahahah. Beh insomma alla fine il castelo ha vinto! ha vinto il concorso principale a pari merito con Alfama (quelli che non sono tipici) e ha vinto anche, sempre a pari merito, la sezione costumi, la sezione archi (tutto lavoro di ritinha, vivaviva) e la coreografia. yeah

ninguem para o castelo

ninguem para o castelo

ninguem para o castelo

questo é il video dello spettacolo principale dell'avenida, nel concorso é obbrigatorio che siano i marcianti a cantare le canzoni, con tutto quello che implica, ahahah

Toca a alvorada

e o Castelo acorda logo

marcha compassada

que este bairro tem de cor

Lembra aquela espada

transformada em cruz de fogo

para um Portugal maior

il testo non ha nessun senso, ma é una di quelle canzoni che esaltano le folle

e ah, siamo anche tra i ringraziamenti, io sono semplicemente Matia, come quando c'é un unico nero nei film dei teenagers americani

ma in veritá siamo noi che ringraziamo Ritinha

venerdì 22 maggio 2009

cirque do soleil VAREKAI

pa', não dá para acreditar, mas acreditem!

obrigado meu amor, obrigado ao cirque!

lunedì 4 maggio 2009

lumacablog

consegnata oggi la relazione del mio stage, che valendo 14 crediti (chiça!) puó essere considerata una tesina. hihihi. ringraziamo caui per l'aiuto grafico e janeca per la pazienza.
oggi invece a lezione abbiamo cominciato a lavorare in flash. ecco il primo risultato:




ok, i disegni e la foto non sono miei, ce li ha dati il prof,ma chemmenefregaamme? ho fatto la mia prima animazione in flash!yeah!
ora ci lanciamo nella produzione della filastrocca "Cosa ci vuole" di Rodari (per fare un tavolo, ci vuole in legno, x fare il legno...) con l'obiettivo di promuovere la lettura
yeah!

venerdì 24 aprile 2009

loop

Era uma vez três,
dois austríacos e um inglês.


O inglês, que era mais forte,
Sacou a espada e…
Zás fras stras.


Mas não matou.
Querem saber o que se passou?

lunedì 20 aprile 2009

ombelico del cane


geniale dani
e se volete anche voi deliziarvi con questo generatore (non elettrico, bensí elettronico) di manifesti dell'UDC cliccate qui

giovedì 16 aprile 2009

tornati felici

eccoci ritornati a lx, al lavoro, all'uni, al corso di contadores, a casa nostra.
credo che questi giorni in italia, e soprattutto a trento, siano stati la migliore visita in patria da quando sono partito.
l obbiettivo dichiarato e raggiunto in questi giorni a trento era stare con i nostri amici, bere un caffe, delle birrette, andare a cena, chiaccherare.
e abbiamo fatto proprio questo, solo questo.
tutti, tutti tutti, si disponibilizzavano nel tempo "libero" che avevano per riuscire a vederci e tutti (noi compresi) saltavamo tra gli impegni di un agenda fittissima che niiianche una sta di hollywood, o bollywood. ma erano impegni piacevoli e quindi non pesavano.
volevo ringraziarvi a tutti, amici, per questi giorni strafichi.
qualche cosa dell'italia, e soprattutto di trento, mi manca e mi mancate voi.
ma visite cosi valgono la pena, sono proprio succose succose.
grazie
(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)(tornate/venite a lisbona)

giovedì 2 aprile 2009

bere a grandi sorsi



matia si beve il suo bicchiere di piccola gioia.

matia si gongola di avere amici geniali e gentili che rivedrá presto.

(www.ilfunambolo.it)

martedì 17 marzo 2009

Condoms Stop HIV, Pope Stops Condoms, Stop the Pope

"E l'Aids non si vince con preservativi"
L'epidemia di Aids "non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi": è quanto ha affermato Benedetto XVI, durante il suo viaggio verso l'Africa. Il Papa ha indicato come unica strada efficace quella di un "rinnovo spirituale e umano" nella sessualità. (repubblica 17-03-09)

credo che il papa é della corrente di pensiero secondo cui se chi ha l'AIDS ha rapporti con una vergine, guarisce.


VAFFANCULO COGLIONE!

giovedì 12 marzo 2009

supereroi contro la municipal





l'altro sabato, mentre noi bevavamo delle simpatiche birrette a bairro alto, hanno bloccato la macchina dell'amico con cui eravamo:



era la municipale


avevano bloccato tutte le macchine della zona e poi aspettavano nel loro furgoncino che la gente pagasse i 60 euri per tornare a casa.


ho tenuto l'adesivo che c'era sulla portiera e ora sono pronto a diventare un supereroe contro la municipale con il mio mat-monociclo segreto:


lunedì 9 marzo 2009

andale andale arriba arriba


a lisbona c'é una piazza. accanto a questa piazza ce n'é un altra piú importante, che si chiama Rossio. in mezzo a questa piazza c'é una statua. le guide turistiche non ufficiali (me compreso) raccontano che il personaggio raffigurato in questa statua non é D. Pedro I (in portogallo conosciuto come D. Pedro IV), imperatore del Brasile, bensi Massimiliano del Messico, principe di Ungheria e Boemia e imperatore del Messico per ben 3 anni.
dicono, queste guide illegali, che la statua, forgiata forse in italia, si trovava su una barca per il messico che fece scalo a Lisbona nel 1867. in questo stesso anno l'imperatore fu fucilato (dal bisnonno di zapata penso io) e allora, visto che la statua era inutile ai messicani, i portoghesi avrebbero pensato bene di usarla per D.Pedro I/IV, tanto cosi in alto chi si sarebbe accorto delle differenze?
Un'altra versione dice che le 2 statue furono forgiate nella stessa officina italiana dove poi sarebbe avvenuto accidentalmente lo scambio nell'atto della spedizione (Poste italiane, parte il jingle).
Ebbene...non é vero niente, é tutta una balla. un illustre studioso di lisbona, Appio Sottomayor ride di questa storia (noi invece ridiamo del suo nome) e dice che addirittura i bottoni della giacca di D. Pedro I/IV (l'unico, l'originale) riportano il simbolo del portogallo.
amici, scusate se vi ho raccontato questa balla in occasione della vostra lieta visita portoghese.
continueró a farlo.

mercoledì 4 marzo 2009

Why Facebook Is for Old Fogies By Lev Grossman Thursday, Feb. 12, 2009, TIME


Facebook is five. Maybe you didn't get it in your news feed, but it was in February 2004 that Harvard student Mark Zuckerberg, along with some classmates, launched the social network that ate the world. Did he realize back then in his dorm that he was witnessing merely the larval stage of his creation? For what began with college students has found its fullest, richest expression with us, the middle-aged. Here are 10 reasons Facebook is for old fogies:

1. Facebook is about finding people you've lost track of. And, son, we've lost track of more people than you've ever met. Remember who you went to prom with junior year? See, we don't. We've gone through multiple schools, jobs and marriages. Each one of those came with a complete cast of characters, most of whom we have forgotten existed. But Facebook never forgets

2. We're no longer bitter about high school. You're probably still hung up on any number of petty slights, but when that person who used to call us that thing we're not going to mention here, because it really stuck, asks us to be friends on Facebook, we happily friend that person. Because we're all grown up now. We're bigger than that. Or some of us are, anyway. We're in therapy, and it's going really well. These are just broad generalizations. Next reason.

3. We never get drunk at parties and get photographed holding beer bottles in suggestive positions. We wish we still did that. But we don't.

4. Facebook isn't just a social network; it's a business network. And unlike, say, college students, we actually have jobs. What's the point of networking with people who can't hire you? Not that we'd want to work with anyone your age anyway. Given the recession — and the amount of time we spend on Facebook — a bunch of hungry, motivated young guns is the last thing we need around here.

5. We're lazy. We have jobs and children and houses and substance-abuse problems to deal with. At our age, we don't want to do anything. What we want is to hear about other people doing things and then judge them for it. Which is what news feeds are for.

6. We're old enough that pictures from grade school or summer camp look nothing like us. These days, the only way to identify us is with Facebook tags.

7. We have children. There is very little that old people enjoy more than forcing others to pay attention to pictures of their children. Facebook is the most efficient engine ever devised for this.

8. We're too old to remember e-mail addresses. You have to understand: we have spent decades drinking diet soda out of aluminum cans. That stuff catches up with you. We can't remember friends' e-mail addresses. We can barely remember their names.

9. We don't understand Twitter. Literally. It makes no sense to us.

10. We're not cool, and we don't care. There was a time when it was cool to be on Facebook. That time has passed. Facebook now has 150 million members, and its fastest-growing demographic is 30 and up. At this point, it's way cooler not to be on Facebook. We've ruined it for good, just like we ruined Twilight and skateboarding. So git! And while you're at it, you damn kids better get off our lawn too.
(ok lo confesso, il mio inglese non mi ha permesso di capire tutto tutto tutto, diciamo una buona parte)

martedì 3 marzo 2009

volantino

amici,
é meglio la versione in bianco o quella in nero?


votate votate votate!
(non vale votare antonio)

venerdì 20 febbraio 2009

dress code

questi 2 tipi, Ari Versluis e Ellie Uyttenbroek, fotografi, olandesi, sono andati in giro per il mondo per 14 anni a fotografare persone ritratte nella stessa posizione, catalogandole poi secondo il dress code. ora ne hanno fattouna mostra, che é a Roma, ma soprattutto un catalogo dettagliato di tutti (ok non tutti, ma molti) i dress code che le persone usano per distinguersi.
Il sito http://www.exactitudes.com/ é divertentissimo. i miei preferiti sono i 97. Backpackers - Rotterdam 2008, ok hanno un po' le faccie da olandesi, o da canadesi, ma uno ha addirittura un cappello australiano alla mr crocodile dundee, lo voglio anch'io uffa.

mercoledì 18 febbraio 2009

auguri


auguri in ritardo caro carlo


sono stato a una conferenza in tuo onore intitolata "chi a paura di carlo darwin?"
logicamente sono stato solo perché era nella biblioteca dove sto facendo lo stage, il tema non mi interessava molto, scusa.

Durante tutta la conferenza pensavo:
se (i) gli individui di una specie piú adatti a sopravvivere si riproducono di piú e se (ii) i nostri denti del giudizio stanno lentamente sparendo, vista la loro inutilitá frente ai nostri pasti dove manca la carne cruda e dura, sará proprio vero che (i+ii) gli individui della specie umana con pochi denti del giudizio, o addirittura senza, si riproducono di piu?

É che io ho 3 denti e mezzo, quindi sono un individuo teoricamente poco adatto a sopravvivere, ma comunque ha un desiderio di paternitá.

Alla faccia tua, carlo!

brogli nelle elezioni americane




si sa che Obama ha vinto grazie al suo slogan Yes, we can!

si sa anche che lo slogan tradotto non funziona, vedi il Si, se po' fa! d Veltroni.

Ma attenzione!esperti internazionali ci dicono che Obama ha chiaramente rubato lo slogan a Bob the Builder (vedere video)!

Bob é un eroe usurpato, come il fratello gemello di Luigi XIV, quello con la maschera di ferro.
Bob é il vero vincitore morale delle recenti elezioni americane!
Restituiamo la presidenza al vero vincitore!

cosi magari dá anche una restrutturata alla vecchia casa bianca, o alla vecchia democrazia yankee.

sabato 14 febbraio 2009

in un giorno di pioggia

-stampa le immagini
-ritaglia le figure
-gioca e inventa storie

versione giocoliere

versione volontario


versione professore (di giocoleria)


versione studente



original version

martedì 10 febbraio 2009

altare alla portoghesitá


"Quella ragazza che amavamo" di Adriano Sofri

ORMAI la diversità dei pensieri si era tramutata in una dannazione reciproca, una messa al bando, una insofferenza esasperata. E neanche ora, neanche in hora mortis nostrae, si rimarginerà, temo. Ma, forse solo per un piccolo risarcimento, forse perché è la cosa più importante, possiamo riconoscerci tutti - quasi tutti - in un acquisto dapprincipio imprevedibile, e che non era nei propositi. Abbiamo tutti - quasi tutti: non fa bene ignorare il cinismo e la cattiveria vera - voluto molto bene alla ragazza Eluana. Le abbiamo voluto sempre più bene, man mano che passavano gli anni e la ferita si esacerbava mille volte di nuovo e noi intanto diventavamo grandi o vecchi, nascevamo e ci ammalavamo e, qualcuno, morivamo: e quel viso di ragazza continuava a guardarci illeso dal tempo e dalla sventura. Prima della fotografia, i ritrattisti delle famiglie del nord d'Europa, di quelle che potevano permetterselo, dipingevano una volta all'anno il gruppo di famiglia, sicché sulle pareti domestiche scorrevano le generazioni, i bambini diventavano adulti, gli adulti vecchi, matrimoni rinnovavano la scena, nuovi nati facevano la loro comparsa. In quelle gallerie di quadri ricordo, c'erano alcune figure di bambini o di giovani che non cambiavano più aspetto, il tempo non le lavorava più, perché erano morti giovani o bambini, e una rossa crocetta dipinta sopra la testa avvertiva della loro perdita, ma non si aveva cuore di espellerli dal gruppo. Il signor Englaro, rifiutandosi, contro la propria presumibile convenienza, di esporre le fattezze di Eluana se non fino al punto in cui l'ebbe perduta, ha suscitato in tutti noi lo stesso risultato pieno d'affetto e di rimpianto. Abbiamo voluto bene a quella ragazza meravigliosa, al modo in cui i suoi occhi continuavano a guardarci così da lontano, così da vicino, e l'abbiamo rimpianta come una nostra compagna di viaggio insieme perduta e illesa. Abbiamo voluto bene, ogni giorno di più, anche alla Eluana che non vedevamo, che non abbiamo mai visto, nella quale la ragazza dagli occhi profondi si continuava e si consumava, e abbiamo avuto pietà di lei e di noi. Quel padre che, chiuso in un suo cerchio senza uscita, combinava e ricombinava senza ostentazione e senza falso pudore le belle fotografie della sua creatura, come per ricominciare ogni volta a far scorrere la vita della sua carissima figlia prima che la promessa si spezzasse, ce l'ha fatta amare, senza proporselo.
Senza proporsi altro se non di avere la legge dalla propria parte, e le persone, perché una buona legge dev'essere dalla parte delle persone e del loro dolore. L'ha conservata così, nella memoria di una comunità che l'aveva adottata, benché si lacerasse sul suo destino. Se c'è una sottile speranza che l'Italia non esca più amara e incattivita da una vicenda oltraggiosamente accanita, è in questo amore condiviso. Il signor Englaro non ha mirato a nessuna convenienza. Non ha fatto conti. Ha fatto quello che sentiva come il suo dovere. Se fosse stato un uomo politico - cioè un politico, oltre che l'uomo che è - si sarebbe sottratto alla piccola trappola della gara col tempo, che metteva in scena nel rullo di tamburi del precipitoso finale il copione degli uni che bruciavano le ore per salvare una vita, degli altri che bruciavano i minuti per sacrificarla. ("Il sacrificio non sia vano": frase pronunciata ieri sera in Senato, non so con quanta consapevolezza, bestemmia più enorme di tutte, che accusa di un sacrificio umano, e pretende di riscattarlo, per giunta con una legge folle). Si sarebbe esposto alle intemperie sulla cima di un campanile friulano per protestare: dopotutto il capo del governo si era spinto, non so con quanta consapevolezza, a dire che quella sua figlia perduta avrebbe potuto partorire. Avrebbe fatto uno sciopero della fame e della sete, per replicare a chi lo accusava di voler assassinare per fame e sete la sua creatura. Li avreste visti volare, allora, i sondaggi, angeli custodi della superstizione e della demagogia contemporanea. Verrebbe voglia di dire che bisogna tutti sforzarsi di richiudere questa ferita, ma non sarà così. Le ferite non si chiudono. Non si chiuse quella di Moro. La disputa sul corpo di Eluana è per l'Italia del nuovo millennio una tragedia senza catarsi, senza redenzione, come fu quella sul corpo di Moro per la fine del secolo scorso. Ho guardato il minuto di raccoglimento al Senato: sembrava piuttosto, per quei grami presenti, la concentrazione nell'angolo prima dell'ultimo round. Certi uomini politici - cioè certi politici, prima degli uomini che dimenticano di essere - fanno molti conti. Vedrete: anche ora che il corpo di Eluana non è più perquisibile dai Nas, mostreranno di voler procedere per la loro strada. Legislatori tutti d'un pezzo, pronti a decretare la mia, la vostra, l'impossibilità di ciascuno di rifiutare per sé la nutrizione artificiale, una volta che ci trovassimo privati senza ritorno della nostra coscienza. Pazzia. Silvio Berlusconi ha voluto dire che lui, nella condizione di Beppino Englaro, non potrebbe mai "staccare la spina". Sia risparmiata la prova a lui e a noi. Tuttavia la prova è stata imposta a tanti, e qualunque sia la loro scelta, compresa quella di non rassegnarsi mai al commiato, dev'essere rispettata, amata e sostenuta. Ma provi Berlusconi a immaginare un'altra eventualità: che tocchi a lui di uscire da una rianimazione in una condizione vegetativa irreversibile. Vorrebbe o no poter decidere, finché il senno e la fortuna siano dalla sua, come debba chiudersi la sua esistenza, o preferisce lasciarne il peso ai suoi figli, per giunta votando ad horas l'obbligo a nutrirlo artificialmente senza fine? Questo era già il punto, ora lo è ancora più nitidamente. Mettete via i cartelli opposti che intimano: "Giù le mani da Eluana". Salutiamola, Eluana, con l'amore che si sapeva riservare alle ragazze perite, tenerelle, pria che l'erbe inaridisse il verno. Quanto a noi, scriviamo ciascuno sul proprio cartello: "Giù le mani da me, per favore".

lunedì 9 febbraio 2009

estagio na biblioteca


finite le ferie
sabato ho cominciato un corso di contadores de histórias alla Biblioteca Municipale di Oeiras (nota: allegare volantino geniale di "Dar a bere storie" del Circolo Arci Malacarne di Verona).
E in teoria oggi avrei dovuto cominciare lo stage in questa biblioteca, nella sezione infantile, ma siamo in Portogallo quindi forse comincio domani, forse mercoledí.
Ma sabato, sugli scaffali della suddetta sezione infantile, ho visto l'edizione inglese di un libro che da piccolo mi era piaciuto tanto, Il GGG (Grande Gigante Gentile) di Roald Dahl.
Succede che la versione inglese si chiama The BFG (Big Friendly Giant).
Che delusione,il BFG sembra un canale televisivo, inglese appunto, non il Grande Gigante Gentile che ho nella testa.
Tanto piú che nella rubrica del mio telefono il GGG é Dani, con i suoi baffi a manubrio.
Oh yeah!

domenica 8 febbraio 2009

Rompiamo il silenzio

Appello di Libertá e Giustizia (http://www.libertaegiustizia.it/)

Rompiamo il silenzio

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”. Norberto Bobbio
Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.
Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.
Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.
Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.
La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.
La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.
Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.
Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero.
Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.
Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.
Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.
Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.
Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.
Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.
Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.


Per sottoscrivere http://www.libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php?id_appello=11

giovedì 5 febbraio 2009

il casalingo disperato


In queste settimane a lisbona il tempo é super variabile (chiedere a luca per conferma).
In queste settimane, fino a lunedí, sono in ferie. Quindi mi sveglio con calma, metto a posto casa, faccio del bricolage (cosa piú utili che in passato, dani), ascolto musica e, ahimé, metto a stendere la roba fuori (abbiamo due fili con carrucola tipici portoghesi, o mediterranei, o...insomma tipici da casa). Causa la variabilitá del tempo STO IMPAZZENDO. Metto a stendere le robe al sole, contento perché prenderanno un po' d'aria, mi distraggo un momento e diluvia, mi incazzo da solo col tempo e col governo (italiano o portoghese é uguale) e ritiro la roba, la metto a stendere dentro, ritorna il sole. Aaaaaah!
Insomma io capisco le casalinghe frustrate e nervose che magari bevono.
Solo non capisco come si possa arrivare, per la pazzie della roba stesa, a votare berlusconi.
(si ritorna sempre qui, ma quando mi rassegneró?)

martedì 20 gennaio 2009

in ferie

in ferie
aspettando i risultati del primo semestre, sperando di non dover fare nessun esame
aspettando risposte per lo stage
ma soprattutto aspettando luca a lisboa (yeah)
beccatevi le foto delle mie opere di oficina de técnicas artesanais



então pode esperar sentado é "allora puó aspettare seduto" (intuibile)
é un modo di dire pt tipo per
aspetta e spera

giovedì 18 dicembre 2008

in grecia 2

Ps: non tirateci altri lacrimogeni,
stiamo già piangendo.



Questa é la fine di una lettera degli amici di Alex, il ragazzo greco ucciso dalla polizia. L'ho trovata su globalproject.info, ok non so se é vera o no perche a noi (EXARCHIALx) non é arrivata dai nostri contatti greci. In ogni caso, che sia vera o no, tocca.

lunedì 15 dicembre 2008

in grecia

Cari tutti/e,

Forse negli ultimi giorni avrete sentito delle notizie sulle manifestazioni a Atene e in altre cittá greche, manifestazioni queste, scatenate dopo la morte di un ragazzo di 15 anni, ucciso da un poliziotto.

Sono quasi sicuro che la maggioranza di voi, e vi capisco, non sia molto interessata ai problemi sociali della Grecia

Ma, da un altro lato, sono quasi sicuro che siate interessati per la qualitá delle notizie che ricevete, e riceviamo, dal resto del mondo.

E se questa qualita é espressa nella recente “analisi” della situazione data per alcuni mezzi di comunicazione sociale internazionale, come quelle di Malcolm Brabant delle BBC o Jonh Carr del times, allora, scusate, ma la qualitá é terribilmente bassa.

Leggendo queste notizie potremmo restare dell’idea che i recenti fatti della Grecia hanno come base una vaga tendenza “storica” dei greci a ribellarsi contro l’autoritá – come se i manifestanti furiosi e le molotov lanciate nei commissariati nelle ultime notti fossero in qualche modo direttamente relazionati con la cultura bellica degli Spartani o addirittura, secondo l’opinione sostenuta da Jonh Carr, con la cultura della guerra dei Troiani.

Ma, oltre alla Terra degli Sterotipi, esiste anche un luogo chiamato mondo reale.

E in questo mondo, la polizia greca resta impunita per tutto, includendo, letteralmente, per l’assassinio. Una, un’altra e un’altra volta ancora. Loro possono picchiare immigranti nei commissariati, senza che nessuno venga accusato o arrestato. Loro sono autorizzati, o meglio, incoraggiati, a fomentare un’attitudine basata sulla forza e sulla violenza nei confronti dei cittadini.

In questo mondo i greci soffrono in una maniera cronica di un elite politica e economica corrotta che, negli ultimi anni, é stata costantemente inserita in scandali con denaro e terreni pubblici; quest’elite intanto si rifiuta, senza vergogna, di chiedere scusa e molto meno di accettare riforme.

In questo mondo quasi tutti i greci com meno di 25 anni sanni di appartenere a quella che é conosciuta ovunque come “la generazione 700 euro”, la prima generazione dopo la seconda guerra mondiale che cresce con la certezza che vivrá una situazione peggiore rispetto a quella dei propri genitori. Una generazione con poche prospettive in un futuro migliore e con ancora meno speranza in questo futuro .

È in questo mondo – e non nel mondo dei commentatori con inclinazioni archeologiche – che un unico proiettile puo accendere una rabbia che é cresciuta com un ritmo costante negli ultimi anni; e, con una nota positiva ma prudente, a accendere anche un’anima pubblica, di cui c’é tanto bisogno, alla ricerca di un paese.

È ovvio che non ha senso chiedervi di fare qualcosa per questo. Ma é necessário chiedervi di fare qualche cosa.

La prossima volta che leggerete “manifestazioni senza senso” in un altro paese, per piacere, fermatevi un secondo a pensare in quello che l’occhio giornalistico é incapace di vedere.

E, per piacere, ricordate alle persone di non bruciare le proprie cittá solo perché hanno un cattivo umore nazionale.

Grazie per l’attenzione e buon anno.

www.exarchialx.blogspot.com

exarchialx@gmail.com


(chiedi a babbo natale un informazione piú giusta)
[questo testo non é mio, l'ho tradotto dal testo di un amico, ma é pubblico. Usatelo stampatelo, mettetelo nei vostri blog]
grazie

sabato 6 dicembre 2008

il progetto

questo progetto di animazione sportiva mi fará impazzire
ho tutto in testa, ma non esce.

giovedì 27 novembre 2008

venerdì 7 novembre 2008

cena di corso

ieri sera sono andato alla cena di corso, cioé alla cena del primo anno del mio corso. come giá detto i miei colleghi sono appena usciti dal liceo, qualcuno non é di lisboa e stanno vivendo la fase, giá passata giá vista, di "yeah libertá universitá birrette notte yeah". per fortuna c'é anche una mamma di 30 anni e io e lei eravamo i piú responsabili del gruppo hihihi. la serata é cominciata in un ristorante supersmarzo con lo stesso nome di bar/centro culturale di cui tutti dicono strabene, quindi ci sono rimasto supermale quando ho visto che era un ristorante specializzato in feste di studenti. prezzo unico, pane vecchio, poco cibo, tovaglia di carta e sgabelli da cucina, sangria "pronta da bere" by eurospin e birra sgasata in garaffa. ma siccome siamo ggiovani e abbiamo pagato, abbiamo bevuto il possibile cantando la versione pt di "e bevilo bevilo bevilo".
usciti dal ristorante, tipica sosta lunghissima sul marciapiede e successivo trasferimento in una semidiscoteca, attratti dal buono per una bevanda gratis. il dj aveva tipo 50 e credo che usasse la musica degli inizi della sua carriera (anni '90), io ho richiesto prontamente la mia bevanda gratis e ho pensato: "cazzo se i miei figli diventano dei discotecari e fanno gli idioti ballando la musica house (eelst) li porto in montagna per farli vivere l' adolescenza in un ambiente molto piú sano, l'osteria."

mercoledì 5 novembre 2008

powerpoint

odio le presentazioni in powerpoint
odio i professori che si limitano a leggere le loro presentazioni in powerpoint a lezione, vai a insegnare nelle universitá a distanza, cretino!
odio che mi si dica che il nostro powerpoint non é creativo, perché l'obbiettivo era che fosse chiaro e formale.
odio i powerpoint creativi con delle immagini sotto il testo, cosi non si legge il testo.
odio le immagini pixellose nei powerpoint.
credo che avere immagini scaricate dalla prima pagina di "google immagini" in un powerpoint per un lavoro all'universitá sia per lo meno innopportuno.
nonostante tutto questo credo che dovró fare delle altre presentazioni in powerpoint.

martedì 21 ottobre 2008

doclisboa-locandina-


questa é l'immagine della locandina del DOCLISBOA 08.
a giorni posteró la lista dei documentari da non perdere.
ma prima,
non vi sembrano tanti Berlusconi? sia i fucilati che i fucilanti?
é evidente che sí cavoli

venerdì 17 ottobre 2008

scappare alla modernitá

Cronista assunto per una settimana come operatore per 4 euro l'ora
Nessuna certezza per il futuro. Il capo lo incita: le tue cuffie sono un fucile, colpisci
Io cavia nel call center
cronaca di una vita precaria
di SANDRO DE RICCARDIS

MILANO - Sono l'operatore 172. Ho risposto a un annuncio su Internet spedendo via e-mail il mio curriculum, e dopo il colloquio sono qui, con le cuffie in testa e il microfono che mi sfiora le labbra, a proporre a decine di titolari di partite Iva di lasciare Telecom e passare a Infostrada. Ho lavorato una settimana alla Mastercom, azienda di telemarketing e teleselling nella zona industriale di Assago, hinterland di Milano, un cubo di vetri a specchio e cemento a pochi passi dalla tangenziale Ovest, costola di un gruppo in espansione con nuove sedi a Roma e Benevento.

Dopo la selezione, ho trascorso giorni in azienda senza aver firmato nessun contratto. Ho visto i 1200 euro lordi assicurati dai selezionatori, al colloquio e nei primi due giorni di formazione, diventare 800 al mese lordi (appena 640 netti), mentre le provvigioni promesse si sono ridotte in ventiquattr'ore della metà. Ho conosciuto universitari che non ce la fanno a pagarsi gli studi, ragazzine appena diplomate reduci da altri call center, segretarie trentenni licenziate e sostituite da giovani con contratto da apprendista, laureati con titoli improvvisamente inutili. Tutti senza altra chance che essere qui.

Mi pagano 4 euro netti l'ora. Contratto di collaborazione occasionale per trenta giorni, poi a progetto. Otto ore al giorno - 4 e mezzo il part time - di fronte a un monitor che passa in automatico i dati degli abbonati Telecom da contattare. Promettono un mensile di 1200 euro e provvigioni di 20 (contratto Voce) e 25 euro (contratto con Adsl) per ogni nuovo cliente rubato alla concorrenza.

"Qualcuno qui guadagna più di me - spiega Massimo, il selezionatore, al colloquio -. La media dei contratti di ogni operatore è di 3,9 al giorno". Nessuno però spiega il trucco contabile: il calcolo dell'azienda è su 30 giorni lavorativi perché alla Mastercom si lavora dal lunedì al venerdì. Così trenta giorni, il loro "mensile", corrispondono a sei settimane. Un mese e mezzo. E i 1200 euro promessi diventano nella realtà 800 euro al mese. Lordi. Appena 640 netti. Pagati a 60 giorni. Una cifra che nessuno pronuncia mai, un equivoco che gli altri 16 ragazzi che entrano con me in azienda capiranno molto tardi.

Alla Mastercom il turnover di operatori è continuo: ogni lunedì entrano tra i dieci e i venti nuovi lavoratori, altrettanti abbandonano. Con me ci sono quattro ragazzi e 12 ragazze. Dai 19 anni di Antonella e Giovanna, appena uscite dalle superiori, ai 38 di Carla e agli "oltre 40" di Alessandra, che s'imbarazza a rivelare l'età e a dire che sta provando a riprendere a lavorare dopo nove anni, dopo un divorzio. Ci sono anche 4 stranieri: Frida che viene dal Ghana e Salomon dal Camerun, Betsy dall'Ecuador e Lidia dal Venezuela. Tutti ventenni, seconda generazione di famiglie arrivate in Italia quando loro erano bambini. Sono i nuovi italiani: scuole a Milano, ottimo italiano, ambizioni di un futuro diverso da quello dei genitori.

Molti arrivano dai call center di Monza, Cesano Boscone, Milano città, "dove si lavora 24 ore su 24, dal lunedì alla domenica, come robot". O da centri commerciali, ristoranti, locali nel cuore della movida milanese dove "una notte di lavoro, dalle 19 all'alba viene pagata 50 euro in nero a fine serata".

I primi due giorni di formazione - non retribuiti, anche se è a tutti gli effetti attività lavorativa che dev'essere pagata dal datore di lavoro - sono una full immersion di marketing e psicologia della vendita. Con qualche trucchetto per produrre di più. Uno riguarda il modem per Internet. "Si può noleggiare o acquistare - spiega chi ci istruisce - . Al telefono col cliente, abbassate la voce come se state rivelando un segreto poi sussurrate: "Guardi, glielo dico senza farmi sentire sennò mi licenziano. Lo compri, costa solo 17 euro, le conviene piuttosto che pagare 3 euro ogni mese. In realtà lo state fregando. Presto si romperà, e l'azienda non ha nessuna voglia di fare manutenzione".

Le ore passano tra simulazioni di telefonate, studio delle obiezioni che riceveremo, illustrazione dei contratti da proporre. "Dovete essere lo specchio dell'altro. Capire i desideri dell'acquirente, agire sulla parte emotiva - ci dicono - . Fare come scrive Pirandello. Cambiare ogni volta maschera. Se ci pensate, noi vendiamo sempre qualcosa: le idee, la nostra immagine, le nostre scelte".

Fino al mercoledì, terzo giorno di lavoro, nessuno vede un contratto. Così nel cortile nascono complicati dibattiti sullo stipendio, con i telefonini che si trasformano in calcolatrici. L'atrio all'ingresso è l'unico spazio all'aperto. È qui che si fa pausa per caffè e sigarette. Qualcuno dell'azienda ci vede e ci rassicura, almeno sulle provvigioni: "20 euro per contratto voce, 25 Adsl". Poi si passa in sala training e da mezzogiorno iniziamo a fare le prime telefonate. "Ricordate Full metal jacket? - dice Alex, il nostro team leader - Il soldato diceva "Il mio fucile è il mio migliore amico, è la mia vita. Senza il mio fucile io sono niente". Il nostro fucile sono le cuffie. Con loro dobbiamo saper colpire il bersaglio".

Con il nostro fucile, siamo operativi davanti ai pc senza aver firmato nulla. Come se paga, provvigioni e condizioni contrattuali fossero una variabile indipendente dal nostro lavoro. Ma ecco, due minuti prima della pausa pranzo, quando non vogliamo far altro che scappare a mangiare, arrivano i moduli per la firma. "È il contratto standard dei collaboratori occasionali" spiegano a chi si dilunga a leggere. Molti capiscono solo ora che i 1200 euro di stipendio coprono sei settimane di lavoro e non un mese. E che non è detto che le nostre provvigioni saranno di 20 e 25 euro: la terza pagina da firmare è un elenco indistinto di gettoni da 5 a 25 euro.

Per tutto il pomeriggio di mercoledì, le nostre telefonate raggiungono il segmento di clienti Telecom ULL (Unbundling local loop), quelli che sono rimasti sempre fedeli all'ex monopolista e a cui si propone il distacco totale dalla vecchia Sip. Poi, all'improvviso, giovedì, il nostro team leader blocca tutto. "Siete un gruppo molto affiatato, l'azienda vuole scommettere su di voi. Da ora chiamerete un'altra categoria di clienti".

Soddisfatto dei complimenti, tutto il gruppo - tranne tre che restano sui vecchi contratti - inizia a chiamare i "silenti", i clienti che ai tempi delle prime liberalizzazioni sono passati a Infostrada pur dovendo pagare doppio canone, e che per questo sono rimasti a Telecom. "Si tratta di convincerli a tornare", ci dicono. Partiamo con le telefonate ai Wrl (clienti fuori copertura). Per scoprire, soltanto il giorno dopo, che per questi contratti le provvigioni non sono di 18 e 25 euro ma 8 e 12 euro. Meno della metà. Nessuno ce lo dice. "Per ora è cosi" rispondono quando chiediamo spiegazioni. Ma nessuno ribatte.

E nessuno reagisce alle proteste delle persone a casa, alle offese e alle minacce di denuncia. Ci hanno insegnato che dobbiamo essere più forti delle difficoltà. Mi metto in contatto con un clic con ogni partita Iva che appare sul monitor. Da Bolzano a Siracusa, chiamo tappezzieri e pizzerie, parrucchieri e macellai, studi di architetti e avvocati, profumerie e scuole guida, imprese edili e meccanici.

"Oggi è la 14esima volta che ci chiama qualcuno" rispondono all'Oasi del capello di Broni, provincia di Pavia. "Siete ossessivi" dicono da un negozio di giocattoli di Potenza. "Bombardate dalla mattina alla sera" si sfoga un medico calabrese. Perché quando qualcuno non accetta la proposta, l'ordine non è di escluderlo dal database, ma di rimetterlo in circolo per essere richiamato tra poche ore o tra una settimana, a secondo della violenza della sua protesta. Il contrario di quanto stabilisce il Garante della privacy che dal dicembre 2006 obbliga i call center a "rispettare la volontà degli utenti di non essere più disturbati".

I miei colleghi che misurano ogni euro del loro lavoro, si accorgono così che non è tanto facile acquisire clienti. Anche se per giorni ci hanno ripetuto il numeretto magico di 3,9 contratti stipulati ogni giorno da ogni operatore. Tra mercoledì e venerdì facciamo tre contratti. Lunedì, ultimo giorno di lavoro, un paio. In fondo alla sala, sulla lavagna c'è il nome di ognuno di noi: in rosso c'è l'obiettivo che si è dato prima di partire, accanto uno smile per ogni contratto realizzato.

In queste sale non c'è il rito motivazionale che si vede in Tutta la vita davanti, il film di Paolo Virzì sul mondo dei call center, ma a ogni contratto concluso dai nuovi, c'è in sala training l'applauso dei colleghi. E così avviene nella sala grande se qualcuno raggiunge il numero di contratti per ottenere il bonus in busta paga. Un concetto ce l'hanno spiegato subito: serviamo solo se vendiamo. Perché la somma dei nostri contratti fa il risultato del team leader, i loro risultati sono il target della Mastercom col committente, Wind-Infostrada.

"Ma se l'azienda fissa gli obiettivi, mette a disposizione le sue strumentazioni e gestisce turni e assenze, si configura una posizione da lavoratore dipendente", spiega Davide Ferrario, del Nidil, il sindacato dei precari della Cgil. Dopo una settimana, il mio gruppo non esiste più. Eravamo in 17 il primo giorno, siamo rimasti in 5. L'ultimo contratto che vedo è di Luca, rimasto in sala training una settimana in più, mentre quelli arrivati con lui sono già nella sala grande. È stato 15 giorni in attesa di questo momento: contratto Adsl a una romena di 18 anni. A fine giornata, tira fuori il telefonino e immortala l'evento. Fa una foto alla lavagna col suo nome accanto al disegno di un visino sorridente.

(Repubblica.17 ottobre 2008)

Tempo fa ho fatto un colloquio per un call center a Lisboa che operava con telefonate per l'Italia, era uno di quelli che la gente chiama se ha bisogno, ma mi ha spaventato lo stesso, tantissimo.
Leggendo quest'articolo mi spavento molto di piú e tiro un sospiro di sollievo.
Sono molto molto molto contento del mio lavoretto con le feste di compleanno, anche xché questo sabato saró un pirata e un indiano yeah.

giovedì 2 ottobre 2008

universitá.primo comunicato

ora então vamos la...
é da molto che non scrivo e ci sono molte cose su cui scrivere.
ho cominciato l'universitá, questo lo sapete giá, ma non sapete (credo) che qui ci sono delle tradizioini accademiche, le praxe, per cui i caloiros, gli studenti del primo anno, sono sottoposti, nella prima settimana di lezione, a scherzi, canzoni e altre cose stupide tipo rotolare per terra, portare la borsa ai piu vecchi, farsi pitturare la faccia e cose idiote di questo genere. Durante questa pagliacciata i veterani indossano un vestito nero con giacca e cravatta e un mantello nero.
Inutile dire che, fin dal primo giorno, mi sono rifiutato di sottopormi a una cosa del genere cercando di spiegare le mille contraddizioni che incontravo:
-"se é una questione di etá, io sono piú vecchio di te, studentessa del terzo anno"
-"se volete continuare la tradizione (nata a Coimbra -ndr-) non dovresti portare gli orecchini e dovresti avere il traje (il vestito nero) tutti i giorni"
-"questa non é un'univeristá. é un istituto politecnico"
-"se é per aiutarmi a orientarmi nelle varie sale, grazie ma riesco a farlo da solo"
-"se é una questione di integrazione, io non voglio che la scusa per fare amicizia con gli altri caloiros sia l'essere nella stessa situazione umiliante"
"grazie ma non sono qui per giocare alla naja, ho fatto il servizio civile io!"
Oppure: stralci di dialoghi (tradotti per voi yeah):
-"ciao sei un caloiro?" "no, mi chiamo matia"
-"adesso ti coloro la faccia" "ma chi cazzo sei?non ti ho mai visto, cosa vuoi pitturarmi la faccia? sparisci"
-"guarda che se non fai la praxe poi non puoi vestire il nostro vestito nero col mantello!""ottimo :-) "
La prima settimana di lezioni é stata un po' strana xché tutti quelli del mio corso (siamo circa un 25 o 30) erano a fare 'ste cagate e io ero a leggere o a esplorare l'universitá. Bisogna dire che ci sono dei veterani (o meglio veterane xché sono quasi tutte ragazze qui) simpatiche che mi hanno aiutato e che ho conosciuto, ma alcune erano proprio stronze come solo le donne possono essere stronze quando vogliono, con una faccia brutta e cattiva e una voce fastidiosamente acuta.
Ora ho giá conosciuto i miei compagni di corso e sono simpatici, sono piccoli perche sono appena usciti dalle superiori e credo si noti la differenza di etá, ma va tutto bene.
.
Oltre a questo l'universitá é bella, ci sono molti corsi pratici come teatro e interdisciplinaritá, officina di animazione musicale, officina di tecniche artigianali, espressione musicale e altre piú teoriche tipo seminario questioni sociali contemporanee, ma la cosa piú figa é la valutazione continua. Con questa valutazione continua invece che fare l'esame il professore tiene conto della partecipazione in aula e di uno o piú lavori di gruppo che faremo durante il semestre, oppure di un lavoro di gruppo e un lavoro individuale. Per me é ottimo perché, in teoria, nei lavori di gruppo scritti non dovrei avere molti problemi con l'ortografia e a lezione riesco sempre a intervenire o per esprimere un'opinione seria o anche solo per una cosa o una parola che non ho capito, cosí sembra che partecipo tantissimo yeah, in realtá partecipo davvero. Poi se voglio posso lo stesso fare l'esame.
Ultima cosa, qui la mensa costa 2.20 € pane zuppa piatto dolce bibita, quanto costa lá a trent?
a presto nuovi comunicati.
AUGURI LUCA!

giovedì 11 settembre 2008

uni

quello sono io
alla scuola superiore di educazione di lisbona, a benfica, quella che volevo.
quando ho saputo la notizia tutti i miei muscoli si sono rilassati come dopo una grande corsa (durata qualche mese), quella C accanto al mio nome significa che sono stato preso, che comincio lunedí 22.
pronti, partenza, via...
comincia adesso
.
.
.
yeah
.
.
.

venerdì 5 settembre 2008

penso meno stress e piú farfalle


Penso meno stress e piú farfalle... in una maniera frikkettona tipo bandabardó che vorrei che mi rassicurasse in questi giorni. oggi ho fatto un colloquio, lunedí comincio a lavorare, niente di eccezionale, 3 ore di scuolabus al giorno per portare i bimbi a casa, non guido, sono aiutante e accompagnatore. la paga é poca ( e la papera non galleggia), ma é un lavoro facile, con i bimbi, che migliora il mio cv che sta ricevendo complimenti (yeah) e mi dá la continuitá rassicurante di lavorare tutto un anno scolastico con gli stessi bimbi. forse poi riesco a aumentare le entrate con spettacoli di giocoleria, addii al nubilato ridicoli e feste di compleanno, ci penseremo, poi. ho un lavoro, un lavoretto volevo dire, con i bimbi, come volevo; ho una casa, bella; ho un conto in banca, quasi; solo che non so se mi hanno preso all'universitá, lo sapró, lo ripeto, il 10 e il 15. e se va male, cazzo, sará tutto da ripensare tutto da ripreparare, perché dovró tornare, almeno un po', in italia. insomma basta! stasera andiamo al cinema e non ci pensiamo, il we forse andiamo alla festa del vino e ci penseremo ancora meno e lunedí saró giá sullo scuolabus.

ma voi, riuscite a scrivere con le dita incrociate?io no.